Lo storytelling per Christian Salmon: il pericolo del suo successo

Salmon afferma che il successo dello storytelling ha un prezzo che stiamo pagando per la sua enorme, planetaria affermazione in tutti i campi. Nell’educazione, nel commercio e in campo accademico e formativo, stiamo assistendo all’uso sempre più diffuso della narrazione di storie. Il prezzo è la banalizzazione del concetto stesso di narrazione.Una buona e onesta attività di storytelling non è un semplice messaggio di informazioni. La narrazione spontanea, quella orale o quella scritta, è molto diversa da un rapporto o una sequenza di dati proposti in forma di storia.
Ne è convinto Christian Salmon e in Interplay è uno dei valori base di Mission e Vision.
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Nel libro “Storytelling. La fabbrica delle storie”, ed. Fazi, 2007), Salmon lo spiega molto bene e lo incide in copertina: “L’arte di raccontare storie è nata quasi in contemporanea con la comparsa dell’uomo sulla Terra e ha costituito un importante strumento di condivisione di valori sociali. Ma questa capacità è stata trasformata dai meccanismi dell’industria dei media e dal capitalismo globalizzato nel concetto di storytelling: potentissima arma di persuasione nalle mani di guru del marketing, del management e della comunicazione politica. Il fine è quello di plasmare le opinioni dei consumatori e dei cittadini”.

Con il crollo delle Torri gemelle la diplomazia delle potenze occidentali obbedisce a logiche di marketing (C. Salmon, La politica nello Storytelling, ed. Fazi, 2014). Molti politici fanno oggi un abuso della parola “storia“, così come nel web assistiamo ormai alla proliferazione di termini come storytelling, racconto e narrazione.

Un esempio su tutti

George W. Bush, in uno dei suoi primi discorsi dopo l’elezione alla Casa Bianca, pronunciò la parola story (in varie accezioni del termine) ben 10 volte! Rileggendo quell’intero suo discorso possiamo riconoscere, oggi, un andamento della narrazione che parte da un personaggio che possiede un qualcosa di meraviglioso (vive in una nazione libera e ricca) ma è minacciato da qualcuno o qualcosa (la crisi, il nemico pubblico…). Alla conclusione del suo discorso Bush volle far capire quanto fosse importante il mantenimento dell’ideale di vita americano. L’ennesima affermazione della Bandiera a stelle e strisce, ma questa volta sotto forma di storia narrata, enfatizzando i valori populistici e princìpi demagogici, oscurando criticità e problematiche sociali e economiche che sarebbero balzate alla cronaca solo poco tempo dopo e delle quali si è occupato (sempre con l’aiuto di tecniche di storytelling) il successore Barack Obama.

Lo storytelling è nato in tempi antichi per trasferire esperienze di vita, azioni ed eventi realmente vissuti o per trasferire messaggi enfatizzati e semplificati con storie. Oggi, invece, sono costruite storie con false verità, un non-vissuto o qualcosa di informe realizzabile per interessi specifici di pochi speculatori!

Manipolazioni pericolose per Christian Salmon

Con la grande diffusione del Web e in particolare dei Social media, la narrazione si trasforma pian-piano in uno strumento per il facile e rapido coinvolgimento utile a tracciare profili psicologici.
Quest’antica arte, nata per trasmettere esperienze di vita rischia di diventare una pura tecnica per accaparrare informazioni personali tramite feedback, commenti e analytics. Un grande, enorme monitor per analizzare la partecipazione indotta dalle storie costruite su misura di un pubblico.
Se in mani sbagliate, lo storytelling può allora diventare uno strumento per abili processi di manipolazione delle menti e dell’opinione pubblica?
Affidati a veri e onesti professionisti, affidati a Interplay!